
All’inizio dei tempi
Come tutto è cominciato
La Sicilia è l’area di più antica tradizione enoica della Penisola. Oltre a vantare una delle più ampie superfici vitate d’Italia, l’isola è stata uno dei più importanti centri di diffusione della viticoltura nel bacino del Mediterraneo.
La vite cresceva spontaneamente nel territorio, così come il grano, e per questo motivo costituisce un patrimonio culturale, oltre che alimentare, da proteggere e valorizzare.

Età preistorica
La storia del vino in Sicilia è millenaria.
Per individuarne le radici dobbiamo risalire all’età preistorica, come dimostrato dai vinaccioli fossili ritrovati alle falde dell’Etna e nelle isole Eolie, risalenti ad almeno 2 milioni di anni fa.
Età greca

Dal VIII al III secolo a.C., la viticoltura raggiunge un grande sviluppo grazie ai Greci che introducono la potatura e la coltura ad alberello e impiantano diversi vitigni portati direttamente dalla madrepatria.
La vite diventa protagonista nei simposi e nelle feste dionisiache, assumendo così nuovi significati.
Il valore della vite al tempo è testimoniato anche da alcune monete, come quella in argento risalente al 500 a.C. che raffigura su un lato la testa di Dionisio e sull’altro un grappolo d’uva

Età romana
Lo sviluppo della viticoltura in Sicilia si consolida ulteriormente nel periodo romano.
I vini più diffusi nell’antica Roma provengono infatti dalla Sicilia, oltre che dal Lazio e dalla Campania.
Età araba

La dominazione araba (827-1091 d.C.) impone un freno all’allevamento della vite a causa del divieto religioso di consumare alcolici. La viticoltura, tuttavia, non viene soppressa del tutto, come testimoniato dalle opere di molti poeti siculo-arabi che esaltano la qualità dei vini e l’estensione dei vigneti siciliani.
Agli Arabi dobbiamo la fondazione di Marzamemi, la bonifica delle campagne di Pachino, la costruzione di acquedotti e l’impianto di agrumeti.

Ottocento
Tra il 1870 e il 1885, quando la fillossera devasta i vigneti francesi, la domanda di vino siciliano aumenta così tanto che in breve tempo la superficie vitata dell’isola triplica e supera i 320.000 ettari (pari al 17% delle terre utilizzabili) estendendosi su tutte le province, Siracusa, Catania e Trapani in particolare.
È un periodo di breve durata: il parassita si diffonde rapidamente colpendo anche i vigneti siciliani. Il reimpianto su piede americano durerà oltre mezzo secolo, fino alla sua totale ricostituzione negli anni ’60 del XX secolo.
Novecento

1920
Il secondo decennio del Novecento è un momento di grande fermento nel Val di Noto.
Seguendo l’esempio del Marchese Antonino Starrabba, che aveva dato un ruolo importante dopo la distruzione della fillossera, l’area si popola di magazzini del vino. Tra questi anche la nostra cantina, edificata intorno al 1925 da una famiglia di mercanti genovesi.

Novecento
1935
Se l’arrivo della ferrovia nel 1935 dà una spinta alla diffusione del prodotto siciliano in Italia e all’estero, è a partire dagli anni ’70 che inizia il processo di sviluppo che ha permesso al vino siciliano di assestarsi nel panorama vitivinicolo internazionale.





